La Corte di Giustizia dell'UE ha statuito che anche l'intermediario che vende tramite eBay è responsabile delle irregolarità commesse nell'introduzione di beni all'interno dell'Unione, anche se non ha partecipato direttamente all'attività irregolarmente posta in essere.

La decisione della Corte di Lussemburgo resa alla conclusione del procedimento procedimento C?454/10 ha importanti ricadute nel mondo del commercio elettronico perché impone ai merchant un controllo più accurato sulle spedizioni se queste sono effettuate direttamente dal fornitore, dettando delle linee guida che i tribunali nazionali di tutta l'Unione Europea dovranno seguire in casi analoghi.

La questione riguarda l'interpretazione dell'art. 202, n.3, punto secondo, del regolamento (CEE) del Consiglio 12 ottobre 1992, n. 2913 con il quale si è provveduto ad istituire un codice doganale comunitario.

L'art. 202 così dispone:

1. L’obbligazione doganale all’importazione sorge in seguito:
a) all’irregolare introduzione nel territorio doganale della Comunità di una merce soggetta a dazi all’importazione
(…).
Ai sensi del presente articolo, per introduzione irregolare s’intende qualsiasi introduzione effettuata in violazione degli articoli da 38 a 41 e dell’articolo 177, secondo trattino.
2. L’obbligazione doganale sorge al momento dell’introduzione irregolare.
3. Sono debitori:

  • la persona che ha proceduto a tale introduzione irregolare,
  • le persone che hanno partecipato a questa introduzione sapendo o dovendo, secondo ragione, sapere che essa era irregolare,
  • le persone che hanno acquisito o detenuto la merce considerata e sapevano o avrebbero dovuto, secondo ragione, sapere allorquando l’hanno acquisita o ricevuta che si trattava di merce introdotta irregolarmente.

Il caso

"4 (…) tra il mese d’aprile del 2004 e il mese di maggio del 2006 il sig. Jestel metteva all’asta articoli originari della Cina, sulla piattaforma Internet eBay sulla quale egli gestiva due negozi on?line. Egli agiva in qualità di intermediario nella conclusione dei contratti di vendita di tali merci e ne incassava il corrispettivo. Alla fissazione dei prezzi e alla fornitura di dette merci provvedeva il fornitore cinese. È quest’ultimo, infatti, che le inviava per via postale direttamente agli acquirenti residenti in Germania.

5 Le merci di cui trattasi nella causa principale venivano consegnate a tali acquirenti senza essere state presentate alla dogana e senza il prelievo dei dazi all’importazione, apparentemente a causa di errate indicazioni comunicate da tale fornitore con riferimento al contenuto e al valore della spedizione."

In conseguenza della rilevazione di dette irregolarità, le autorità doganale tedesche hanno emesso un avviso di accertamento nei confronti del sig. Jestel, contestandogli il mancato pagamento dei dazi doganali e il mancato versamento dell'IVA.

"6 (…) L’ufficio faceva valere, in particolare, che il sig. Jestel aveva partecipato all’irregolare introduzione di merci nel territorio doganale dell’Unione, ai sensi dell’art. 202, n. 3, secondo trattino, del codice doganale."

La causa

L'iter processuale avviato è giunto sino alla corrispondente tedesca della Corte di Cassazione italiana che ha sospeso il procedimento per sottoporre alla Corte di giustizia UE la questione interpretativa circa l'art. 202, n. 3, secondo trattino, del codice doganale comunitario, poiché

"8 (…) il giudice del rinvio osserva che, secondo il sig. Jestel, la conclusione dei contratti di compravendita tramite eBay, nonché la trasmissione dei nomi e degli indirizzi degli acquirenti al fornitore cinese, operazioni che hanno avuto luogo in un periodo ampiamente precedente l’invio di tali merci e attinenti esclusivamente al profilo causale del negozio, non costituivano partecipazione a detta introduzione ai sensi dell’art. 202, n. 3, secondo trattino, del codice doganale.

9 Il giudice del rinvio osserva che la questione se il sig. Jestel dovesse attendersi che le importazioni di cui trattasi nella causa principale fossero condotte irregolarmente ovvero se, come egli afferma, avesse supposto che esse sarebbero state effettuate in modo regolare, malgrado taluni dubbi che egli avrebbe al riguardo nutrito, non è stata ancora acclarata. Tuttavia, tale giudice ritiene dubbio che, in circostanze come quelle oggetto della causa principale, una persona sia debitrice di un dazio doganale in forza di tale disposizione, e ciò anche nel caso in cui essa preveda l’eventualità ovvero si attenda che il venditore proceda all’introduzione irregolare nel territorio doganale dell’Unione della merce in parola."

Cosa doveva decidere la Corte di Giustizia UE

"11 (…) il giudice del rinvio chiede, sostanzialmente, se l’art. 202, n. 3, secondo trattino, del codice doganale debba essere interpretato nel senso che debba ritenersi soggetto partecipe all’irregolare introduzione di merci nel territorio doganale dell’Unione colui che, pur senza prestare direttamente il proprio concorso a detta introduzione, abbia svolto la funzione di intermediario ai fini della conclusione di contratti di compravendita aventi ad oggetto tali merci. In caso affermativo, il giudice medesimo chiede se tale soggetto divenga debitore dei dazi doganali a norma di detta disposizione soltanto qualora preveda l’irregolarità dell’introduzione delle merci di cui trattasi ovvero se, ai fini di tale qualificazione, sia sufficiente che esso si limiti a considerare l’eventualità di una siffatta introduzione."

La decisione della Corte di Giustizia UE

La Corte ha evidenziato che affinché sorga responsabilità in concorso ai sensi dell'art. 202, n. 3, punto secondo, è necessaria la contemporanea presenza di un elemento oggettivo e di un elemento soggettivo.

L'elemento oggettivo è dato dalla partecipazione all'introduzione.

L'elemento soggettivo, invece, è costituito dal fatto che "15 (…) le persone abbiano partecipato consapevolmente all’operazione di introduzione irregolare".

La Corte precisa che secondo la giurisprudenza europea non è necessaria una partecipazione diretta all'introduzione, bastando anche la partecipazione indiretta. E secondo la Corte il sig. Jestel ha certamente partecipato indirettamente alla irregolare introduzione delle merci, essendo essa parte del un più ampio rapporto sottostante relativo alla compravendita dei beni..

Per ciò che riguarda il secondo e soggettivo elemento, invece, la Corte rileva che

"20 (…) la condizione soggettiva prevista dall’art. 202, n. 3, secondo trattino, del codice doganale riposa sul fatto che le persone che hanno partecipato a detta introduzione sapevano o dovevano secondo ragione sapere che essa era irregolare, il che implica che esse avessero o dovessero, secondo ragione, avere conoscenza dell’esistenza di una o più irregolarità. (…) la formulazione «dovendo, secondo ragione, sapere», che figura all’art. 202, n. 3, secondo trattino, del codice doganale, fa riferimento al comportamento di un operatore diligente ed accorto.".

 

La decisione presa dalla Corte di Giustizia riverbera i propri effetti all'interno degli ordinamenti di ognuno degli stati dell'Unione Europea, rilevato che

 

"21 (…) a tale condizione sono sottese considerazioni attinenti a circostanze in fatto, alla luce della ripartizione delle competenze tra giudici dell’Unione e giudici nazionali, spetta al giudice del rinvio verificare se essa sia soddisfatta nella causa principale (…). Tuttavia, la Corte, allorché si pronuncia su un rinvio pregiudiziale, può, ove necessario, fornire precisazioni tese a guidare il giudice nazionale nella sua interpretazione (…).".

Nel dettare queste linee guida la Corte chiarisce che

"24 (…) si deve ritenere, in particolare, che una persona che funga da intermediaria per la conclusione di contratti di compravendita debba sapere che la consegna di merci provenienti da uno Stato terzo e destinati all’Unione fa sorgere l’obbligo di assolvimento di dazi all’importazione. È, quindi, pertinente chiedersi se l’intermediario abbia compiuto tutti i passi che dal medesimo possano essere ragionevolmente attesi per garantire che le merci di cui trattasi non sarebbero state introdotte irregolarmente e, segnatamente, se egli abbia informato il fornitore del proprio obbligo di dichiararle in dogana.

25 Occorre anche tenere conto delle informazioni che erano a disposizione dell’intermediario e delle quali egli doveva secondo ragione avere conoscenza, in considerazione, in particolare, dei suoi obblighi contrattuali. In tal contesto, è del pari importante stabilire se i dazi all’importazione da versare fossero indicati sui contratti di compravendita o su altri documenti a disposizione dell’intermediario, facendo così presumere che l’introduzione delle merci nel territorio dell’Unione venisse effettuata in modo regolare.

26 Può, peraltro, essere preso in considerazione il periodo durante il quale l’intermediario ha fornito le sue prestazioni al venditore delle merci di cui trattasi. Infatti, se l’intermediario ha fornito le sue prestazioni per un lungo periodo, può apparire poco probabile che egli non abbia avuto occasione di prendere conoscenza delle pratiche di detto venditore in merito alla fornitura delle merci.

27 Alla luce delle suesposte considerazioni, le questioni proposte devono essere risolte dichiarando che l’art. 202, n. 3, secondo trattino, del codice doganale deve essere interpretato nel senso che va considerato debitore dell’obbligazione doganale sorta per effetto dell’introduzione irregolare di merci nel territorio doganale dell’Unione europea colui che, pur senza concorrere direttamente all’introduzione, vi abbia partecipato come intermediario ai fini della conclusione di contratti di compravendita relativi alle merci medesime, qualora sapesse o dovesse secondo ragione sapere che tale introduzione sarebbe stata irregolare, circostanza che spetta al giudice del rinvio acclarare."