Google ha acquisito BufferBox, startup canadese che offre un servizio di parcel delivery.

Un servizio di parcel delivery permette al consumatore di farsi spedire merce acquistata on-line a un indirizzo diverso dal proprio, precisamente presso una "cassetta di sicurezza" ospitata presso le strutture predisposte dal servizio scelto presenti sul territorio.

Il servizio costa pochi euro, da aggiungere al costo della spedizione.

Consegnato il pacco presso il recapito scelto, al consumatore è inviato un pin che gli permetterà di aprire la cassetta di sicurezza e ritirare il pacco comodamente.

Secondo quanto trapelato, Google avrebbe acquisito BufferBox per una cifra di poco inferiore ai 20 milioni di dollari.

Non sono molte le informazioni a riguardo, ma secondo le dichiarazioni rilasciate da Google, si vorrebbe "rimuovere il maggior numero possibile di attriti presenti nell'esperienza di acquisto, e nel contempo aiutare i consumatori a risparmiare tempo e soldi, e il team di Buffer Box ha molte idee sul come sia possibile farlo".

Amazon inizia a preoccuparsi

Con questa acquisizione, Google si avvicina moltissimo a uno dei modelli di business di Amazon, che già da tempo offre il servizio Locker Delivery, in tutto e per tutto uguale al servizio offerto da BufferBox.

Se si considera poi il valore di Google rispetto a quello di Amazon (222 miliardi di dollari contro 110), nonchè la liquidità nelle disponibilità della prima rispetto a quella a disposizione della seconda (46,8 miliardi di dollari contro 5,2), si capisce di come Amazon stia mettendosi in una posizione davvero scomoda: da un lato ha Google, dall'altro ha Apple (con la quale è già in diretta concorrenza sul fronte dei device mobili con il Kindle). E come ciliegina sulla torta ci si mette il Fisco che gli chiede il conto (ma in realtà il Fisco, il conto, lo sta chiedendo un po' a tutte le big internet companies, quindi nessun vantaggio per nessuno).

Ciò non toglie che in questo momento Amazon stia cavalcando un'onda molto alta e veloce, e di certo ha abbastanza esperienza per rimanere in piedi per un bel po' ancora e dare filo da torcere ai propri competitor.

La strategia

Molti hanno provato a dare un senso a questa acquisizione, provando a immaginare il più ampio quadro all'interno del quale essa si inserisce.

Il Financial Post evidenzia l'importanza della posizione geografica di BufferBox: a Waterloo, infatti, Google sperimenta la maggior parte dei propri servizi mobile.

Secondo altri, Google vorrebbe avvicinarsi ad Amazon per evitare di continuare a essere baypassata dagli utenti che cercano informazioni su prodotti che intendono acquistare: è indubbio, infatti, che Amazon sia tra i primi siti ad essere visitati quando si parla di shopping on-line. Questo significa meno visite per Google da questo segmento di mercato, e meno visite significa meno click sulle pubblicità.

O forse è solo una mossa di avvertimento: Amazon, infatti, pochi giorni fa si è avvicinata al mondo dei business social network con il lancio delle brand pages e di altre novità. Il campo, si sa, è occupato già da Facebook (anch'essa fortemente interessata al commercio elettronico) e Google, con Twitter che svolazza in giro e Pinterest che in sordina guadagna utenti.

Qualunque sia la ragione, l'obiettivo finale è chiaro: il commercio elettronico è la nuova Eldorado e tutti i maggiori player, in un modo o in un altro, stanno cercando di entrarci e di conquistarne la fetta quanto più grande possibile. Lo fa eBay, lo fa Amazon, lo fa Google, Facebook, Twitter e, timidamente, lo fa anche Apple (interessata a The Fancy, il rivale di Pinterest).

Il servizio non è nuovo

Questo tipo di servizio, in realtà, non è nuovo. Comunemente si chiama "Giacenza in magazzino" ed è offerto, per esempio, da Poste Italiane, vettore, tra l'altro, molto attivo anche sul fronte dei pagamenti mobile, che da poco ha stretto una partnership con le Poste cinesi.

Da solo, forse, un servizio come quello di BufferBox non spiega la propria forza, ma se lo si associa a un'esperienza d'acquisto completa (ricerca dei prodotti, acquisto, pagamento, spedizione) si capisce che creare la migliore rete di vendita è un obiettivo chiave delle strategie di tutti i player che vogliano conquistare il primo posto nel commercio elettronico.

La notizia è interessante anche perché da poco l'Unione Europea ha lanciato una consultazione pubblica e ha pubblicato un libro verde proprio sullo stato attuale dei sistemi di spedizione europei, evidenziando problemi e criticità e chiedendo le opinioni dei maggiori player e dei cittadini stessi.